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Qual è il professionista giusto per me?

Qual è il professionista giusto per me?

In generale: quello che riesce a soddisfare le mie più rosee aspettative. Semplice.

Abbiamo un problema che urge soluzione, ma non sappiamo esattamente come fare per raggiungere il risultato che abbiamo fissato come goal. Quindi ci muoviamo alla ricerca di un professionista che possa prendersene carico e possa risolverci il problema, una volta trovato ci aspettiamo – legittimamente – che le nostre aspettative saranno soddisfatte. Pienamente soddisfatte, non al 50% o all’80%, ripeto: pienamente soddisfatte. 100%.

Perché se pago voglio essere pienamente soddisfatto del risultato.

Comunicare bene fin dall’inizio

Dal generale passiamo allo specifico e parliamo di Comunicazione. Se voglio trovare il professionista capace di risolvere i miei problemi di invisibilità (permettetemi l’enfasi, credo sia necessario pesare bene la problematica altrimenti si rischia di sottovalutare la richiesta), dovrei avere le idee chiare riguardo a cosa voglio ottenere e del perché. No, non basta dichiarare “voglio che il mio brand sia riconosciuto e riconoscibile in tutto il globo terracqueo” e che le vendite del mio prodotto/servizio superino quelle della Apple e di Microsoft messe insieme. Un po’ vago, anche se suona bellissimo.

Diamo per scontato che un professionista capace sia in grado di cogliere dal racconto che l’imprenditore gli sottopone quei dettagli che – utilizzati nel modo giusto – possano creare una rinnovata e solida visibilità del brand. Diamo per scontato che un professionista esperto sia abile nel sottoporre diverse opzioni e molto chiaro nel disegnare gli scenari in cui si andrà a operare. Diamo per scontato, quindi, che un professionista che sappia il fatto suo non si possa fermare al racconto che l’imprenditore gli sta esplicitando, ma si debba per forza di cose immergere in un’atmosfera più complessa da decifrare e che ci voglia del tempo.

Va da sé che il professionista giusto sia quello che si permette di fare le domande più curiose, strampalate, imprevedibili, fastidiose, sognanti e persino stupide. Quello che con una certa faccia tosta si addentra talmente tanto nei fatti tuoi da rendersi odioso. Odioso fino al punto da non volerlo vedere più. Esatto. Da lì si parte per creare insieme.

Quello che non so

Quello che sappiamo ci porta – mentalmente parlando – in una comfort zone pericolosa. Tutto diventa prevedibile e in qualche modo già scritto, già vissuto, già sedimentato. Non è più fonte di entusiasmo perché è un’esperienza che già fa parte di noi.

Un professionista che si approccia a un micro-mondo che non conosce e che non può conoscere perché non ne fa ancora parte (quello dell’impresa per cui deve lavorare) ha bisogno di toccare con mano quella realtà e di viverla per quanto e per come può. Non si tratta di un’invasione di campo, ma di un “mettersi al servizio” per imparare e poter gettare le basi di quello che sarà la creazione di un progetto di Comunicazione costruito su misura (tailor made, si dice in gergo).

Si tratta sempre di lavorare insieme, impresa e professionista, per raggiungere lo stesso risultato: la soddisfazione piena. 100%, senza sconti.

Non sono tutti qui, anzi. Più l’azienda è grande, più il lavoro si amplia e le competenze si vanno a identificare con specifiche specializzazioni.

Conclusioni

Esplicitare i propri perché e i propri obiettivi è soltanto il primo passo nell’indagine del “chi siamo”, la pagina che in un sito web presenta l’impresa e chi ne fa parte. Raccontare la propria storia significa saper andare a frugare negli angoli per accertarsi che non ci sia rimasto qualcosa di importante a cui non si è data la luce giusta.

Il professionista ideale è quello capace di illuminare i dettagli che tu ormai conosci così bene da darli per scontati. Si comincia da lì.

 

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