Il valore di un brand
Il valore di un brand

Il valore di un brand

Ci sono domande a cui solitamente diamo risposte immediate con estrema nonchalance, perché le riteniamo scontate e perché avendo deciso tempo prima che erano valide e non le abbiamo più messe in discussione. Ma il tempo nel suo attraversarci produce cambiamenti sostanziali e anche quello che una volta era oggettivamente solido potrebbe non esserlo più altrettanto oggi. O potrebbe non essere più sufficiente per preservare la nostra solidità.

La questione del definire il nostro valore sul mercato è un work in progress infinito.

Personalmente lo trovo liberatorio, il fatto di poter risistemare all’interno del mio posizionamento il mio valore come professionista è un’opportunità perché posso far capire al mondo quanto ho imparato, quanto ho acquisito esperienza e – soprattutto – quanto sono riuscita a evolvere le mie competenze per mantenere un buon posizionamento sul mercato.

Il mio valore è unico, perché il mio percorso è la risultanza di scelte professionali che fanno capo alle mie caratteristiche personali.

La cosa più sconcertante, quando incontro per la prima volta i professionisti che mi contattano, è scoprire che per la maggior parte delle volte questa parte relativa alla definizione del  valore viene percepita come scocciatura anziché come elemento magico da usare a proprio vantaggio (senza colpo ferire).

E invece lo è.

Dove guardare

Guardarsi attorno per captare cosa fanno i nostri competitor è una cosa che facciamo tutti, lo si può utilizzare in diversi modi e ognuno sceglie di fare quello che gli pare, ma affinché sia un’attività produttiva – dal mio punto di vista – deve essere guidata da un rigoroso codice etico: il confronto deve aiutarmi a fare meglio, non fare uguale.

Se “faccio uguale” arrivo secondo (o terzo, o quarto ecc.), quindi a cosa mi serve?  Farei comunque soltanto mezzo passo in più e con poca soddisfazione.

Onestamente, ridurre la nostra ambizione in quel modo è un torto che non ci meritiamo (considerato tutta l'energia e la dedizione che ci mettiamo).

Ho reso l’idea?

Guardarsi è ben più impegnativo che guardare gli altri. Conoscendo bene quello che facciamo, il perché lo facciamo e il come lo facciamo, ci sembra che nulla ci sia ancora da dire. Ma ci sbagliamo. Ci sbagliamo sempre.

C’è sempre qualcosa da dire meglio, da dire in un altro modo, da dire con più forza e convinzione.

Guardare la nostra attività come un territorio che ancora vale la pena esplorare per far emergere nuovi tesori è la chiave.

Come farlo?

Forse farlo da soli diventa molto faticoso, lungo e complicato.

“A volte basta un complice e tutto è già più semplice”, cantava anni fa Vasco Rossi (in “Brava Giulia”). L’ho sempre trovata vera questa cosa: con un complice, un alleato che ti guarda risistemando il tuo sguardo nei confronti di te stesso, del tuo lavoro, del tuo percorso, la questione comunicazione diventa più gestibile e direi addirittura godibile.

Qual è il tuo tesoro lo decidi tu

Parlare in generale porta sempre a una fastidiosa sensazione di latente inconsistenza, quindi voglio riportare a terra il discorso sul valore con un guizzo di autoreferenzialità motivata da un bisogno funzionale di chiarezza, senza nascondimenti.

In queste ultime settimane è riemerso dai miei abissi quel tesoro che per molto tempo ho dato per scontato perché è talmente parte integrante del mio modo di affrontare un qualsiasi progetto che non è più in discussione: così è perché così sono.

Il tesoro è riemerso quando mi sono scontrata con l’ennesima situazione di stallo-da-grande-idea, ovvero quando l’idea è geniale e hai fretta di farla uscire perché pensi che spaccherà e poi, all’improvviso, ti fermi.

La metti in vetrina, non ancora ben strutturata, e la lasci lì pensando che può cavarsela da sola, è pronta per portarti il guadagno che sulla carta hai preventivato.

Lo vedo fare spesso e non capisco come da un primo fallimento sia possibile replicare la dinamica per arrivare allo stesso risultato fallimentare più e più volte. Come se si chiedesse a un neonato, visto che è stato dato alla luce, di provvedere a sé stesso dal giorno 1. Assurdo, vero?

Eppure è una situazione talmente ricorrente che vengono seri dubbi su diversi aspetti della natura umana: presunzione per la grande idea avuta (come se il mondo non fosse pieno di grandi idee da raccogliere nell’etere), supponenza nel fare il minimo sforzo aspettandosi il massimo risultato (che parte dal pensiero che già avere un’idea e dargli una prima forma sia un duro lavoro che deve essere in qualche modo ripagato con il successo), approssimazione nella costruzione e nel nutrimento del progetto, come se crescere e prosperare nel tempo fosse una cosa automatica. Non lo è.

Cosa abbiamo dimenticato?

Ci vuole tempo per costruire un business, anche quando i ritmi che ci imponiamo sono frenetici, e non basta dare il “la” per far sì che il progetto cresca, maturi e prosperi.

Chi lavora bene, lo sa. Chi si ostina a ignorare questa dura legge, lavora male.

Quindi ritorniamo alla questione del valore emerso che mi riguarda: io realizzo in concreto l’idea che prima era soltanto pensiero e poi è diventata progetto strutturato in file.

Resto lì, concentrata e operativa, finché la crescita del progetto lo richiede.

Senza cedimenti di fede nella buona riuscita dell’operazione né cedimenti di attivazione quando serve trovare soluzioni adeguate ogni volta che un problema sorge dal nulla.

Sono la sola che lavora in questo modo? No, non credo proprio. Anche se ognuno lo mette in scena in modo diverso a seconda di come è strutturato.

Può essere un elemento distintivo rispetto a chi non lavora con questa visione? Sì, lo credo fermamente.

Questo mio valore può fare la differenza quando un mio potenziale cliente deve scegliere se affidarsi a me oppure no? Sì, assolutamente.

Caso chiuso.

Conclusione

Il tuo valore può essere ovvio per te, non lo è mai per chi non ti conosce ancora. A dirla tutta, il tuo valore è una variabile in continua evoluzione e – spesso – potrebbe sfuggirti di mano proprio perché ti appartiene.

Quindi sarebbe bene fare un check periodico e aggiornare la percezione che hai del tuo brand per comunicarlo in modo che rappresenti esattamente chi sei adesso. Non chi eri ieri.

A volte gli aggiustamenti da fare sono minimi, altre volte possono essere sostanziali, ma non è mai una perdita di tempo. L’investimento è sempre ben ripagato dai risultati che otterrai.

Non lo dico io, lo testimonierà il tempo.

Lui non si sbaglia mai.

 

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