Un sito web non si valuta solo da come appare anche se l’impatto visivo conta. Conta il layout, contano le immagini, conta l’esperienza di navigazione, conta la sensazione generale che una persona prova quando arriva sulla homepage o su una pagina di servizio.
Eppure tutto questo non basta.
Un sito può risultare gradevole, ordinato, anche tecnicamente ben fatto, e allo stesso tempo non riuscire a caratterizzare in modo efficace l’anima del progetto che sta cercando i raccontare. Può avere una bella struttura, colori coerenti, immagini curate, sezioni ben distribuite e lasciare comunque una sensazione di incompiuto in chi lo visita. E quando se ne va, non lo ricorda più.
Vediamo di affrontare la questione partendo dalla tenuta narrativa.
Che cosa significa valutare la tenuta di un sito?
Significa chiedersi se quel sito riesce davvero a reggere l’attenzione di chi lo incontra, e non soltanto il primo sguardo, quello rapido, istintivo, quasi automatico, ma anche una lettura leggermente più comoda… riflessiva.
Quando la lettura rallenta, smette di fare predizioni – del tipo “so già dove andrà a parare il discorso” – per farsi coinvolgere a un livello più profondo. L’attenzione si addensa per capire se la cosa sia realmente interessante oppure no.
Il primo sguardo intercetta, la seconda lettura cattura l’attenzione e la fiducia inizia a palesarsi timidamente.
Chi approda nel tuo sito deve capire in fretta chi sei, cosa fai, per chi lo fai, perché conta,
che cosa rende riconoscibile il tuo modo di lavorare e – mentre naviga tra le pagine – deve perdere la cognizione del tempo. Talmente dentro e concentrato da perdere il contatto con la realtà. Succede, ci succede quando le nostre aspettative vengono soddisfatte.
La giusta quantità di parole, di concetti, di informazioni, di spiegazioni: perché non è la “Divina Commedia” ma neppure un telegramma. Niente di troppo geniale, perché il genio crea smarrimento. Riduciamo le banalità, o l’attenzione va a remengo. Una voce che mi accompagna senza pressioni di sorta, una promessa trasparente (ciò che si evita di affrontare fa nascere dubbi sull’onestà), un visual che non ti salta addosso (perché devi stordirmi con gli effetti speciali? Cosa ti ho fatto di male?).
Uno degli equivoci più frequenti è pensare che un sito “bello” sia automaticamente un sito che funziona. Certo, l’effetto WOW! è auspicabile, ma può anche distrarre dal messaggio che deve arrivare a destinazione (senza se e senza ma).
Un sito può colpire per la sua eleganza e allo stesso tempo risultare troppo generico, può avvalersi di un design minimal estremamente fashion e lasciarsi dietro una fastidiosa sensazione di vuoto. Oppure può strabordare di contenuti, tanti da farci girare la testa… tanti da farci scappare.
Quindi ti chiedo: il tuo website sta parlando come ti sarebbe utile facesse?
Un sito non è una vetrina immobile, è una soglia narrativa
e chi entra dovrebbe percepire, anche prima di leggerselo tutto,
che quel luogo ha un’anima e una direzione.Il dialogo tra testo e visual
Lo sguardo di HAAVEILLA | soluzioni narrative poggia sul dialogo tra contenuto testuale e visual.
Quello che si legge e quello che si vede stanno lavorando nella stessa direzione? Le immagini accompagnano il racconto o sono solo decorative? I testi aiutano ad orientarsi o riempiono gli spazi con frasi banali e inutili? Il visual sostiene il posizionamento o lo indebolisce?
Molti siti inciampano proprio qui: non perché siano brutti, ma perché parole e immagini sembrano agire con due intenzioni diverse.
Da una parte testi che promettono autenticità, cura, esperienza, unicità e dall’altra immagini neutre, impersonali, intercambiabili.
Oppure, al contrario, un visual molto forte che non trova nei testi una voce capace di sostenerlo.
Quando testo e visual non dialogano, il sito perde forza. Non necessariamente in modo evidente, e questo è il pericolo maggiore, a volte il problema è meno esplicito, più sottile: chi lo naviga non sa dire cosa non funziona, ma sente che qualcosa non va. E se ne va.
Dal dubbio non nasce fiducia.
Parole parole parole!
Il testo non dovrebbe limitarsi a spiegare “cosa facciamo” e non dovrebbe ripetere formule già sentite e abusate (che potrebbero appartenere a qualsiasi altro progetto dello stesso settore). Ovviamente il linguaggio tecnico non può essere sostituito a prescindere, ma trovare un modo leggermente più identitario per presentarsi è diventato un onere non solo morale.
Orientare, chiarire, coinvolgere, farsi ricordare: perché l’attenzione di chi ci legge vale.
Quindi domandati se il tuo sito ti rappresenta ancora, se è un luogo che tu stesso frequenteresti oppure no. Valuta se sente la stanchezza di anni in cui è stato trascurato, cerca di capire cosa tiene, cosa non tiene più, cosa va chiarito, cosa va alleggerito, cosa merita di essere messo in evidenza.
La tenuta narrativa di un sito si misura anche dalla sua capacità di restare fedele all’evoluzione del progetto. Potrebbe non essere necessario rifare tutto, potrebbe bastare aggiornare il testo e sistemare i bug che boicottano la navigazione e magari ti fanno perdere potenziali vendite perché dal carrello non si accede al pagamento…
Non rimandare più.




